Provocante, drammatico e risolutamente erotico, la fotografia di Nobuyoshi Araki possiede grandi affinità con la tradizionale arte erotica giapponese del periodo Edo, Shunga (春画). Le fotografie di Araki non sono, però, una semplice modernizzazione di una forma d’arte tradizionale. Sono invece una trasformazione che espone relazioni complesse fra la pornografia e l’arte, l’Oriente e l’Occidente.

Shunga, che letteralmente significa “figure primaverili”, era una forma d’arte popolare nel Giappone dal XVII al XX secolo. Queste stampe realizzate con matrici di legno erano un’estensione dell’ukiyo-e – o in altre parole, “immagini dal mondo galleggiante” – un genere d’arte che ritraeva un utopico stile di vita giapponese. Le stampe shunga celebravano il desiderio carnale attraverso scene lussuosamente illustrate e spesso esagerate di atti sessuali, che variavano da rapporti eterosessuali e omosessuali, a scenari più fantastici come quello di una piovra che dà piacere a una donna. Forse sorprendentemente, sono stati alcuni dei più rispettati artisti ukiyo-e, come Hokusai e Utamaro, che crearono queste stampe. L’arte erotica non veniva considerata una forma inferiore d’arte, e la divisione ora esistente in ambito contemporaneo occidentale fra belle arti e erotica non esisteva a quel tempo. Shunga fu temporaneamente proibito, due volte nel XVIII secolo e nuovamente nel 1840, ma la produzione di immagini rimase stabile fino al XX secolo, quando la pressione a conformarsi a nozioni occidentali di decoro spinse le autorità giapponesi a premere affinché sia la creazione che il consumo di Shunga avvenisse sottobanco.

Il lavoro di Araki e Shunga sfidano nozioni occidentali di rigida divisione fra la pornografia e le belle arti. Come commenta Tim Clark, curatore della recente mostra Shunga: Sex and Pleasure in Japanese art al The British Museum, “nell’occidente, abbiamo creato una situazione tale che c’è una muraglia cinese fra l’arte e la pornografia, ma Shunga è sia sessualmente esplicito, sia chiaramente arte”. Lo stesso potrebbe essere detto della fotografia di Araki: la composizione, i colori, la drammaticità delle immagini sono significanti del loro status di opere d’arte, eppure il bondage sado-maso e la nudità esplicita contraddicono tale classificazione artistica. Ad ogni modo, se le stampe Shunga sono ora considerati artefatti grazie alla distanza cronologica, l’opera di Araki non possiede tale qualità di validazione conferita dal tempo, e dunque, agli occhi dello spettatore contemporaneo, la linea fra arte e pornografia e ancora più sfocata e messa in discussione in modo ancor più forte.


Okumura Masanobu, 'Beauty after the Bath and Cockerel', c. 1730 a shunga print

Nelle loro esplicite illustrazioni di sessualità, la fotografia di Araki e Shunga alzano il velo della corrente erotica sottostante la cortesia e formalità della società giapponese. In questo senso, Shunga è un’arte altamente sovversiva: mette in discussione le norme culturali dell’epoca, eppure lo fa in maniera giocosa e umoristica. Immagini erotiche erano anche chiamate warai-e, che letteralmente si traduce come “immagine per ridere”, riferendosi al loro spirito ribelle, sovvertendo aspettative sociali e dimostrando un senso del grottesco. ‘La Bella dopo il Bagno e il Galletto’ di Okumura Masanobu (ca. 1730) esemplifica tale umorismo che è anche caratteristico della forma d’arte. Un galletto è incantato da una donna che, appena emersa dall’acqua, timidamente stuzzica il volatile nascondendo – eppure rivelando – il suo corpo nudo. Il corteggiamento fra il galletto e la donna è chiaramente inteso come giocoso, piuttosto che puramente sessuale, e dunque dimostra lo spirito faceto anche di molte immagini Shunga. Araki stesso osserva l’importanza della comicità nell’arte giapponese: “Nella cultura giapponese, un senso dell’umorismo (la comicità, 滑稽さ) è una virtù. Se non è espressa bene, non è interessante”. In alcun modo le immagini di Araki si conformano a nozioni occidentali di verve o umorismo, e questo reitera le disparità culturali fra Est e Ovest.

Se da un lato la fotografia di Araki condivide alcune caratteristiche con Shunga, vi sono comunque alcune differenze significative. La relazione dialettica fra il rivelare e il nascondere che è fondamentale per lo Shunga non è rispettata nel lavoro di Araki. Come spiega l’artista: “Mi piacerebbe scattare foto simili allo Shunga, ma non sono giunto ancora a quel livello. Vi è una certa timidezza nello Shunga. I genitali sono visibili, ma il resto è nascosto dal kimono. In altre parole, non mostrano tutto. Stanno nascondendo un segreto”. Le modelle di Araki non solo “mostrano tutto” fisicamente, si espongono anche in altri modi più profondi. È l’esposizione senza vergogna di sé, sia fisicamente che emotivamente, che è comunicata attraverso l’obiettivo e che distingue la fotografia di Araki dall’arte erotica dello Shunga.

La fotografia di Araki si distingue dallo Shunga anche nel ruolo dell’uomo. Mentre la scelta di Araki di ritrarre la donna da sola, esposta, e spesso legata potrebbe essere considerato come degradante e feticista, questo non è il modo in cui le donne giapponesi percepiscono le immagini. Al contrario, mostrare il piacere sessuale femminile senza gli uomini e ridurre il ruolo maschile a quello di un osservatore passivo, è considerato come un modo di dare potere alla donna. Ancora una volta, Araki fa un paragone fra il ruolo del maschio nel suo lavoro e nello Shunga: “Faccio la parte del nano in un quadro Shunga. Un ruolo secondario di spettatore”. Il soggetto delle immagini di Araki, dunque, non è il sesso, ma la singola donna, il suo corpo e la sua esposizione al mondo esterno. In tal senso, le fotografie di Araki sono considerate ritratti intimi, piuttosto che fotografie erotiche.

Nobuyoshi Araki, 'Flower, Yamorinski and Bondaged Woman', 2006/2014

Araki indubbiamente si basa sulla tradizione di Shunga, facendo echeggiare la natura giocosa, ribelle delle stampa. Però, la sessualità è espressa in modo molto differente nelle sue fotografie – l’attenzione si focalizza esclusivamente sulla donna, i suoi desideri e la sua sessualità. Mentre il soggetto dello Shunga è il sesso, il soggeto di Araki è l’esposizione.