Ana Elisa Egreja

Con la serie Jacarezinho, 92 – di cui cinque dipinti sono stati presentati da ARTUNER nella mostra Through the Looking Glass, l’artista fa un passo in più nello sfumare i limiti tra realtà e fantasia.

Sull'artista

Ana Elisa Egreja (1983,San Paolo) è un’artista brasiliana laureatasi presso la FAAP (Fundação Armando Alvares Penteado), San Paolo, nel 2015. L’artista vive e lavora a San Paolo.

Tra il 2014 e il 2017, l’artista ha esposto in numerose prestigiose mostre istituzionali in Brasile, in particolare alla ventesima edizione del Contemporary Arts festival ‘Videobrasil’ in San Paolo, e CAIXA Cultural (2017), al Centro Cultural dos Correios (2016), al Museo dos Correios in Brasilia (2015); e al Paço das Artes (2014).

Oggi i suoi lavori appartengono alla Franks-Suss Collection, a Londra, oltre a collezioni brasiliane,e al momento ha ricevuto tre premi MARP’s Acquisition Prize nel 2007 per ‘Sarp’ al Ribeirao Preto; MAM’s Acquisition Prize per la quindicesima edizione del Salao da Bahia nel 2008; e ultimo ma non meno importante nel 2009, the Incentive Prize consegnato da  Tomie Ohtake per Premio Energias na arte.

La pratica artistica di Ana Elisa Egreja gravita attorno la pittura e l’architettura.Il suo processo creativo è poetico e trasformativo: in passato era solita costruire inaspettate ambientazioni in differenti sincopati ambienti circostanti. Questi peculiari ambienti spaziano da spazi illusori e utopici a dipinti interiors di dimore abitate da fantasmi o luoghi inospitali. Ciascun “set” è cosparso da oggetti come se fossero indizi per noi che ci permettono di colmare i vuoti della storia.La narrazione implicita qui è seduttivamente strana: tracce sparpagliate ci inducono ad una ravvicinata ispezione del lavoro. C’è infatti un’enigmatica aurea nei suoi lavori, qualcosa di palpabilmente bizzarro, e già stranamente armonioso: un poetico umorismo in alcuni lavori, realtà frammentate, sottili giochi di luce in altri.

Con questa serie Jacarezinho, 92 - di cui cinque dipinti sono stati presentati da ARTUNER nella mostra Through the Looking Glass, l’artista fa un passo in più nello sfumare i limiti tra realtà e fantasia. Qui Egreja ha sostituito la casa dei suoi nonni, che stava velocemente diventando obsoleta ai suoi occhi: un largo ripostiglio per i suoi parenti per depositare oggetti non voluti. Il consequentemente strambo arredamento ha ispirato l’artista nel creare set fantastici, introducendo piante, animali, e strani oggetti nell’ambiente domestico. Ana Elisa Egreja ha operato come un creatore, regista, e  documentarista in modo da fabbricare e documentare le incredibili scene nate dalla sua immaginazione. Solo dopo che il processo di messa in scena e documentazione è stato terminato, Egreja ha iniziato a dipingere. Facendo affidamento alle fotografie e alle sue memorie, l’artista ricrea su tela le scene allestite, senza l’aiuto di tecniche di ricalco: infatti essi hanno la pace e la vividezza del sogno.

I lavori di Egreja percorrono la fine linea tra equilibrio e caos; prospettiva razionale e spontaneità. A volte incantevolmente calmi o misteriosamente privo di vita umana; e altre totalmente deliranti e kitsch, ogni lavoro incapsula un mondo e un’atmosfera a se stante. Come un mulinello, con un vortice di colore, caratteristicamente illusorio, quasi vertiginosamente. Infusi con un tocco di Op art, Brazilian flora, rococo e forse Matisse, i dipinti dimostrano anche eccezionalmente lo stile operativo dell’artista che è sia esuberante che perturbante, piuttosto criptico ma stranamente attraente.

Ana Elisa Egreja
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