Bea Bonafini

Bonafini crea ambienti immersivi che influenzano la relazione del visitatore con lo spazio e con gli altri nello stesso, ed è interessata in come prossimità differenti sortiscono un effetto nel modo in cui le sue opere si relazionano l’un l’altra.

Sull'artista

Bea Bonafini è nata a Bonn in Germania nel 1990. E’ un’artista italiana, con base a Londra, che lavora con molteplici media. Si è laureata nel 2014 presso la Slade School of Fine Art, UCL, dopo aver ricevuto lo Slade Prize ha proseguito i suoi studi conseguendo un MA in pittura presso la Royal College of Art. Nel 2017, ha presentato il suo primo solo show presso la famosa istituzione londinese Zabludowicz Collection, in occasione del loro acclamato ciclo di mostre Zabludowicz Collection Invites.

Bea Bonafini è una scultrice, artista tessile e multimediale le cui installazioni combinano maestria artigianale, funzionalità ed estetica. E’ stata paragonata ad un architetto per la sua padronanza nel controllare lo spazio. L’artista è attratta dagli ambienti e dalle loro convenzioni formali e concettuali e ne celebra le capacità di aggregazione sociale. Pertanto lavora spesso con spazi olistici e li esplora sovvertendo le loro connotazioni sociali, culturali e religiose.

Bonafini crea ambienti immersivi che influenzano la relazione del visitatore con lo spazio e con gli altri nello stesso, ed è interessata in come prossimità differenti sortiscono un effetto nel modo in cui le sue opere si relazionano l’un l’altra. Lavori di tappeti intagliati e oggetti quasi domestici testano la nozione di comfort: superfici decorative, livelli di storia e una sottile padronanza della tavolozza Art Decò sovvertono differentemente spazi accoglienti e vengono vissuti come spazi inquieti e di consumo. I suoi lavori altalenano su i confini tra giocosità e antichità, domestico e sacro,gentilezza e conflitto; le giustapposizioni in loro stesse ritraggono le seconde. Il giocare sulla domesticità, accentuata da colori caldi e gentili, attirando  il visitatore, in tal modo da creare un senso di familiarità che viene allo stesso tempo indebolito dall’assurdità dei lavori la cui funzionalità viene compromessa. In apparenza gli oggetti domestici sono invece segni e simboli di un più largo sistema di fede o potere.

Mentre i suoi lavori sono strettamente in relazione con la pratica della pittura e  i suoi tappeti assomigliano infatti ai suoi dipinti con cui condividono simili intersezioni e segmenti,  gran parte del suo lavoro si estende al di là delle limitazione della tela o della cornice. La presentazione e la disposizione dei suoi lavori è sempre stata molto importante per Bea Bonafini, dal momento che ciò influisce nella loro recezione e potenziale immersivo. Per questa ragione, le dimensioni dei lavori sono attentamente calcolati, spesso in relazione agli spazi nei quali vengono esposti.

Bea Bonafini vuole che i suoi lavori siano vissuti nella loro interezza, lei stessa incoraggia i visitatori a ad esplorare i suoi grandi tappeti con i loro piedi, e si rallegra dei vantaggi dell’osservazione offerti dalla vastità dei tappeti. Il visitatore è toccato dal lavoro così quanto il lavoro è toccato dai visitatori, i cui piedi lentamente erodono e cambiano il tappeto. Viene prodotta, pertanto, un’intima e continua relazione  tra persona e oggetto.