Josh Kline

There is an interesting duality in Kline’s work, as the strongly theoretical foundation marries itself to the concrete world it inhabits. There is a tendency to circumnavigate artistic intellectualism and to ignore its inherent historicity. As a result his oeuvre opens a discussion which transcends the art industry, contextualising the works in terms of the present, and this is reflected in his curatorial practice.

This idea is best noted in the contrast between his works, such as Living Wages  that features bacterial cultures continually reproducing, and his sculptures, such as  Ready to Wear, that are so easily reproduced by 3D printing techniques. These two contrasting elements represent a real human fear, embodied within the principle of bacterial fission. These living sculptures can only reproduce to the point that there are available growth factors; once these diminish the bacteria also dissipates.

Sull'artista

Josh Kline (1979) nato a Filadelfia,  vive e lavora a New York come curatore, collaboratore e artista.

Josh Kline allinea la sua prassi artistica  alla filosofia del post-umanesimo. Abbracciando una grande varietà di media, con un focus specifico sull’innovazione tecnologica.  la sua arte risulta avere una sensibilità rivolta all’ ergonomica. È centrale nella sua ricerca l’abilità umana di funzionare efficientemente entro il proprio ambiente lavorativo, con un’esistenza fisica mortificata,  a favore di una espressione digitale della personalità.

Il cuore pulsante della sua opera si rintraccia nell’umana ossessione per un futuro indefinito e per l’ossessivo desiderio di progettare un’esistenza immaginaria. E’ antonomasticamente una fantascienza che esiste come manifestazione di un’ossessione contemporanea rivolta al progresso . È la dichiarazione di un’arte che ha la capacità di esistere al confine  fra il progresso scientifico e il pericolo potenziale che l’uomo si spogli della propria umanità per meglio aderire a una società tecnocratica. Kline vi oppone la spesso contraddittoria convinzione che il progresso tecnologico non sia necessariamente positivo. Sembra che via sia una mercificazione dell’individuo, costretto  a funzionare come fosse un robot, dopato da bevande caffeinizzate, droghe e altri espedienti.

Nel suo lavoro la produttività umana è incrementata a scapito dell’umanità stessa. Il progresso tecnologico viene ad acquisire implicazioni sociali oltre che le proprie e crea una società che incoraggia  la produzione di confort i quali non rappresentano una beneficio per la collettività. Questa è un’interessante dualità presente nel lavoro di Kline, ossia come un principio squisitamente teorico possa aver fondamento nel mondo concreto in cui vive.

C’è la tendenza a insistere attorno all’intellettualismo artistico e ignorare la sua pertinenza storica. Di conseguenza, il suo lavoro apre un dibattito che prescinde dal discorso artistico, contestualizzando le sue opere nel presente, tutto questo si riflette sulla sua pratica curatoriale. Fondamentale nella comprensione della sua opera, intesa come una formulazione della teoria post-umanista,  è il tentativo di fuga dal passato. La sua opera si snoda attorno all’esteso punto d’incontro fra la sterilità sinestetica del progresso tecnologico e  la primordiale esistenza fisica umana.È l’espressione dell’ossessione contemporanea per la riproduzione dei mass-media e per l’importanza della digitalizzazione.

Quest’idea è meglio rappresentata dal contrasto presente nelle sue opere, come ad esempio Living Wages, che include colture batteriche in continua riproduzione e le sue sculture, come Ready to Wear  che sono riprodotte piuttosto facilmente mediante tecniche di stampa 3D. Questi due elementi contrastanti rappresentano davvero una reale paura umana, rappresentata dal principio di fissione batterica. Queste sculture viventi possono riprodursi sino a quando vi sono favorevoli fattori di crescita, quando questi diminuiscono anche i batteri si dissipano. Questo è un’ ammonizione rivolto alla riproduzione industriale di tecnologie che consumano grandi quantità di risorse umane e inorganiche. Se questo meccanismo non è attentamente monitorato e gestito, potrebbe potenzialmente dare luogo ad una teleologia apocalittica. In questo modo, il lavoro di Kline affronta il titano tecnologico come fosse un’entità responsabile dell’estinzione dell’umanesimo esistenzialista.

Josh Kline
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