Juan Antonio Olivares

Al centro dei lavori di Juan Antonio Olivares è l’empatia per la condizione umana. Qualunque forma la sua arte assume questo principio resta la forza trainante: allenando il visitatore a guardare il passato in diverse circostanze e storie che ricoprono ciascuna vita individuale, ed entrare in uno spazio di reciproca comunicazione in cui vulnerabilità comuni vengono mostrate.  

 

Sull'artista

Juan Antonio Olivares ( 1988, Bayamón, Puerto Rico) ha studiato tra New York e la Kunstakademie Düsseldorf. Ha esibito in USA e Europa, tra cui Jan Mot a Brussels, e Whitney Museum of American Art, che quest’estate ha tenuto il suo primo grande solo show istituzionale.L’artista vive e lavora a New York.

La pratica artistica di Olivares è d’ampio raggio, comprende video, installazioni sonore, disegni e performance. Ma, una caratteristica che tutti i suoi lavori condividono è l’ accuratamente dettagliato e tecnicamente rifinito approccio dell’artista, che impregna la sua pratica con estrema profondità e intensità emotiva.

L’artista americano ha fatto  della condizione contemporanea il suo soggetto, esaminando problemi e temi che colpiscono nel segno la generazione dei millennials, come la vita d’ufficio e la routine, esperienza del trasferimento e della moderna immigrazione, le dolci-amare memorie dell’infanzia, e la solitudine universale.

I suoi lavori ricorrono a tecnologie digitali avanzate che fondono insieme queste specifiche preoccupazioni storiche e sociali con più ampie domande esistenziali. Intrecciando fittizie e, occasionalmente, autobiografiche narrazioni, I lavori di Olivares producono surrealisti, ma allo stesso tempo toccanti scenari, che emotivamente muovo il visitatore verso l’empatia, ma anche nella contemplazione dell’intersezione di queste domande filosofiche e della quotidianità.

Moléculas, un film del 2017 che costituisce il centro del solo show dell’artista al Whitney Museum nella primavera 2018, è la perfetta illustrazione di questo quotidiano esistenzialismo. Realizzato in iper-realistica animazione 3D, un orsacchiotto senza braccio racconta la dolorosa storia del suo passato - il suo trasferimento nella città di New York e la perdita di sua madre. Ripreso in uno spazio ambiguo che assomiglia allo studio di uno psicologo, ci si può accorgere che l’orsacchiotto sta per l’artista, o qualcuno vicino a lui, che racconta le sue memorie in questa forma astratta. Olivares prende qualcosa di altamente personale e con un abile gioco di prestigio lo trasforma in qualcosa di universale: il simbolo della perdita dell’infanzia, un amato-consumato giocattolo, affronta e interroga il modo in cui le memorie vivono spesso in forme acutamente dolorose.

Al centro dei lavori di Juan Antonio Olivares è l’empatia per la condizione umana. Qualunque forma la sua arte assume questo principio resta la forza trainante: allenando il visitatore a guardare il passato in diverse circostanze e storie che ricoprono ciascuna vita individuale, ed entrare in uno spazio di reciproca comunicazione in cui vulnerabilità comuni vengono mostrate.