Pia Krajewski

La logica dei lavori di Pia Krajewski è la logica di una visione messa a nudo. L’artista mostra al visitatore un tipo di mondo parallelo, un mondo costituito soltanto dalla vista: un mondo che promette la conoscenza di ciò che veramente c’è da vedere.

Sull'artista

Pia Krajewski è nata nel 1990 a Colonia, in Germania. Ha trascorso sette anni alla Kunstakademie Düsseldorf studiando pittura sotto Dietmar Lutz e Andreas Schulze. Show selezionati includono 72. Internationale Bergische Kunstausstellung alla Kunstmuseum Solingen e a clue presso la libreria Walther Koenig at Kunsthalle Düsseldorf. Nel 2018 Krajewski è stata la vincitrice del Winsor & Newton Artist-in-Residence presso la  Künstlerhaus Bethanien, a Berlino.

I dipinti di Krajewski sono caratterizzati da una certa rappresentazione poetica degli oggetti. Limoni, braccia, tavoli e vasi sono attentamente selezionati e dipinti.L’apparenza degli oggetti è chiara ma, rimossi dai loro ambienti quotidiani il loro significato è fastidiosamente sfuggente. Krajewski crea un mondo in cui manca una narrazione coerente, sebbene la fisicità non è mai messa in dubbio. Il suo linguaggio figurato è formalmente significativo lì dove è intellettualmente frustrante: agli oggetti dipinti è data un’uniformità dalla loro presenza nella stessa immagine piana.

La logica dei lavori di Pia Krajewski è la logica di una visione messa a nudo. L’artista mostra al visitatore un tipo di mondo parallelo, un mondo costituito soltanto dalla vista: un mondo che promette la conoscenza di ciò che veramente c’è da vedere. In assenza di qualsiasi indizio cerebrale, il visitatore è mosso da una comprensione fisica piuttosto che intellettuale, raggiungendo una posizione di distanza che permette alle associazioni e alle rivelazioni di venire in primo piano.

Le immagini di Krajewski sono ragionevoli: solo guardare alle mani e braccia che arrivano sotto il tavolo, puntano verso le cornici dell’immagine. In un movimento che ricorda le teorie medievali della visione, la vista è rappresentata come un dito che pressa un vaso: si può pensare alla figura di Giotto in Circospezione nella Cappella Arena , i suoi occhi sporgenti tentacoli, testimoniano la fisicità del vedere.

L’artista sensibilmente guida le nostre percezioni i suoi dipinti sono così piacevoli così come delicati, contattandoci e lievemente insistendo sui nostri occhi.