Nel 1965 Donald Judd scrisse il suo, oggi fondamentale, testo ‘Specific Objects’, una descrizione che applicava anche ai suoi lavori scultorei a tutto tondo. Il testo di Judd mirava a mappare tendenze e approcci divergenti alla creazione dell’arte, che la nuova generazione di artisti che stava acquistando prominenza degli anni ’60 stava adottando in America e Europa, stilando una nuova classificazione di opere che non rientravano in alcuna delle categorie convenzionali di pittura e scultura.

Riconoscendo che tale raggruppamento di artisti offriva una molteplicità di pratiche, di cui “gli aspetti in comune sono troppo generici o troppo poco condivisi per definire un movimento”, il testo di Judd tenta di descrivere le caratteristiche di specificità, singolarità, integrità e immediatezza che tali opere avevano in comune. Per Judd,inerente all’esplorazione di questi aspetti era la creazione di distinte temporalità nelle opere, ed esperienze credibili per l’osservatore.

Mentre il gruppo di coetanei di Judd proponeva una vasta gamma di pratiche, era il loro uso dei materiali, specialmente i materiali allora nuovi come la Formica, alluminio, acciaio laminato e Perspex che Judd identificò come il fattore unificante nelle loro opere. Centrale all’interesse di Judd nei ‘Specific Objects’ – sia in termini del suo testo che del suo lavoro artistico – fu l’adozione e la sperimentazione di materiali, che venivano spesso spinti oltre i propri limiti, assieme a uno slittamento di confini fra ciò che avrebbe storicamente potuto esser considerato come pittura o scultura.

Il testo di Judd contribuì a una frattura fra la specificità del medium attribuito al formalismo, con la sua analisi di come un’opera è fatta e il suo aspetto, pensiero sviluppato da Roger Fry e Clive Bell, e poi ampliato da Clement Greenberg assieme ad altri critici Americani. Il rifiuto dell’illusionismo e la santità di modi e tecniche specifiche nella produzione artistica come pittura e scultura, che la generazione di Judd introdusse, e che sarebbe poi stata rinforzata dal discorso post-modernista, è un approccio che ci è ora estremamente familiare in relazione alle pratiche artistiche contemporanee.

Per lo scopo di questa mostra, viene esplorato l’interesse di Judd sia nelle caratteristiche materiali dell’opera d’arte che il poroso confine fra pittura e scultura. Focalizzandosi su una generazione più recente di artisti che sono cresciuti con una visione più lata di ‘tecnica’, e con l’accelerata disseminazione e circolazione delle immagini attraverso Internet, ‘Image Object’ porta assieme opere di recenti alumni di New Contemporaries come Nicolas DeshayesRowena HarrisRaphael HeftiYelena Popova, e Emanuel Röhss con Artie Vierkant.

‘Image Object’ prende in prestito il titolo da un testo di Vierkant, ‘The Image Object Post Internet’ (L’Immagine Oggetto Post Internet), nel quale l’artista descrive le condizioni per cui l’arte è prodotta in risposta a Internet come un dato di fatto, piuttosto che come innovazione. La pervasività di Internet e dei social media oggi significa che c’è stata una proliferazione di immagini che sono state condivise e distribuite a una velocità accelerata. Nel contesto della produzione artistica ciò significa che un’immagine può esser fatta circolare più largamente ed esser vista da più persone che l’originale. Vierkant scrive “Post-Internet è definito come il risultato di un momento contemporaneo: informato in modo inerente da un’autorità onnipresente, lo sviluppo di attenzione come valuta, il collasso dello spazio fisico all’interno di una cultura formata da network, e l’infinita riproducibilità e mutabilità dei materiali digitali”.

Questa mostra, che esiste solo in come piattaforma online, mira a mappare non solo le qualità materiali delle opere, ma anche lo stato di flusso in cui le opere esistono come un network di relazioni; slittando fra pittura, scultura e immagine, perdendo le loro qualità tridimensionali.

Nicolas Deshayes, Raphael Hefti e Emanuel Röhss esplorano le qualità metafisiche della materia. Usando processi industriali testano e trasformano materiali per esplorare la loro relazione al corpo umano e all’ambiente circostante. Nell’opera di Yelena Popova la nostra relazione al mondo materiale è esplorata in forma diversa. Mentre Rowena Harris e Artie Vierkant esplorano l’esperienza di vedere un’opera online e offline, per mettere in discussione il valore di entrambe le esperienze, e quello delle immagini digitali stesse.

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