Rebecca Salter

AG12, 2014

mixed media on muslin on canvas

110 × 150 cm


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Artwork
Description

The consideration of any painting is an in-depth process, one of aesthetic appreciation that seeks a profound commonality between artist and audience. In abstract painting especially, there are often a great many elements of the work to be registered by the viewer. Achim Borchardt-Hume, Head of Exhibitions at the Tate Modern, has noted that, in her own pieces, Rebecca Salter seeks to offer “a space for reflection on [these] unspoken assumptions that circumscribe the ways in which abstract paintings are experienced.”

In keeping with the country’s polytheistic viewpoints, traditional Japanese depictions of landscape are not structured around a single, fixed point of centrality or governed by laws of a central perspective. Instead, there exists distinct elements in a fluid space. Inspired by her time in Japan, Salter’s ‘AG12’ is a prime example of such a stance, for within her diaphanous, monochromatic work, each element inevitably relates to something else, creating a sort of emergent pattern despite the lack of a discernable image. By asking us to let go of our preconceived notions of centrality in painting, Salter invites us instead to privilege coherence over proportionality.

About
the artist

Rebecca Salter (Inglese,1955) è stata eletta Royal Academician nel 2014 e Keeper of the Royal Academy Schools nel 2017. L’artista vive e lavora a Londra.

Nel 1970, dopo essersi laureata presso il Politecnico di Bristol come ceramista, Salter si trasferì in Giappone per studiare alla Città Universitaria delle Arti di Kyoto. Lì, lontana da casa, Salter faticò ad integrarsi con gli altri studenti e il resto della comunità artistica: doveva prima di tutto superare barriere linguistiche e culturali. Restò in quel paese per sei anni, mettendo in discussione sé stessa, la sua pratica e la storia dell’arte occidentale prima che decidesse fosse ora di ritornare in patria in Inghilterra.

Il risultato di tale avventura di (ri)scoperta consiste nelle sue incredibilmente belle e distintive opere astratte su tela e carta.Trovandosi all’intersezione tra la tradizione occidentale e la tradizione giapponese, la sua pratica artistica cerca di superare il vuoto tra le due fondamentalmente differenti concezioni dell’arte. Nei suoi disegni e dipinti, Salter applica nozioni di tracciare segni (mark-making), che tradizionalmente appartengono alla calligrafia; la distinzione tra il davanti e il retro della tela scompare, dal momento che l’artista si concentra sul creare un oggetto esistente nello spazio, piuttosto che una superficie dipinta, l’artista rivisita la  grande tradizione Romantica della pittura del paesaggio e del tempo, attraverso l’uso della linea, piuttosto che del colore.

I lavori di Salter sono estremamente dettagliate astrazioni minimaliste, particolare enfasi è data all’interazione tra il segnato e il non segnato spazio sulla tela. La presenza di spazio bianco rappresenta un tratto critico nel lavoro di Salter e rivela la relazione che l’artista ha con quel che riguarda la Scuola di pittura di Hasegawa. Salter cita spesso Pine Trees di Hasegawa come un lavoro estremamente importante per la sua propria pratica artistica.La stratificazione di toni neutrali spesso pervade la tela con una qualità eterea, i colori attenuati offrono un tranquilla, ma stupefacente risposta alla natura. Frequentemente, l’uso di piani verticali e orizzontali struttura l’opera: invitando a trarre dalle astrazioni un senso del paesaggio e di profondità.

I suoi lavori possono essere visti come ossessivi, meditativi, delicati o potenti, ma alla fine sono tutti ammalianti.

Salter ha anche avuto parecchie commissioni architettoniche, che includono sia il  Guy’s Hospital sia il St George’s Hospital. E’ stata un artista in residenza a Lofoten in Norvegia e presso la Josef and Anni Albers Foundation, in Connecticut. Nel 2011, Salter ha avuto una significativa retrospettiva presso il Yale Center for British Art: into the light of things 1981-2010.

 


Salter’s works are heavily detailed minimal abstractions, particular emphasis is given to the interplay between marked and unmarked space on the canvas. The layering of neutral tones often suffuses the work with an ethereal quality, the muted colours offering a tranquil, yet spellbinding, response to nature.


Rebecca Salter
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