Paul Kneale

Born too late to explore the earth/ Born too early to explore the galaxy/ Born just in time to browse dank memes, 2016

chain link fence, neutral masks, Polypropylene monoblock chairs, UV print on aluminum

80 × 50 × 210 cm


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Artwork
Description

There is an air of placelessness inherent to this installation by Paul Kneale. Two white plastic chairs facing each other and a chain link fence; familiar materials meet ambiguous anonymity. Corresponding to Kneale’s practice of taking every-day objects and turning them into analytical exposés, this work addresses the convention of a façade; something that is perceived as not necessarily being that which is true.

White chairs positioned as if in interrogation or discussion, they are separated by the white fence. Sitting upon a platform, it seems at first that this plinth is meant to collect the chairs’ shadows, however, a closer inspection reveals that the shadow is actually a substrate print. Indeed, its angle does not even match the positioning of the chairs. Printed from a free 3D modelling program that uses a template of the chair in a digital environment, the shadow is an anomaly.

Upon each seat is a white mask, akin to the ones Ancient Greek actors would wear to become their character. However, this contemporary plastic version is wilted; melted by an unidentifiable source of heat. This contortion reminds of the Hollow Mask Theory, a test for schizophrenia. During the test, one is asked to identify the face of the mask when only the inside of the mask is shown. Due to the biological evolution to quickly identify human faces, when the contours and shadows are reversed as the mask faces away, many participants will incorrectly say that the mask is facing towards them and will identify the face. Conversely, Schizophrenics will correctly identify the mask that is facing them as they have a greater tendency to view character as something that is ‘put on’.

About
the artist

Nato in Canada nel 1986, Paul Kneale a ricevuto il suo MFA dalla Slade School of Fine Art (Londra) nel 2011 e dall’inizio del 2015 collabora a stretto contatto con ARTUNER.

I lavori di Kneale sono stati inclusi nella mostra Peindre la Nuit al Centre Pompidou Metz (Ottobre 2018). Alcuni dei suoi ultimi scanner paintings sono stati recentemente in mostra in occasione della mostra Contemporary Photography Forum al Boca Raton Museum (Florida, USA). Negli ultimi anni, i suoi lavori sono stati presentati alla Moscow International Biennale for Young Art, presso  Rubell Family Collection e nei prestigiosi Thetis Giardini nell’Arsenale Novissimo (Venezia), in un group show durante La Biennale di Venezia 57°. L’artista vive e lavora a  Toronto.

Kneale è interessato da come il mondo sia costantemente tradotto in un linguaggio digitale che semplifica, banalizza e de-personalizza I contenuti e le persone a cui si rivolge. L’artista esplora il modo in cui gli aspetti digitali della nostra esistenza possono manifestarsi ed essere re-immaginati nel corpo di un oggetto fisico.

L' artista ha manipolato scanner economici per generare un modo unico di dipingere. Invece di catturare un’immagine, lo scanner crea un’impressione della luce dell’ambiente all’interno dello studio dell’artista, mantenendo la traccia visiva astratta dell’atmosfera attorno alla macchina. Il processo è integrale alle sue nuove opere: gli ‘scanner painting’ sono formati da impressioni uniche e da multipli strati e striature spesso formati dal connubio fra fogli trasparenti e i colori risultanti dalle varie condizioni di luce nello studio.

Il contrasto fra tecnologie e i loro prodotti seriali risulta in quel che Kneale definisce come il ‘nuovo abietto’. In risposta al testo del 1980 di Julia Kristeva ‘Powers of Horror: An Essay on Abjection’, l’artista identifica un ‘nuovo abietto’ per la tecnologia d’informazione.

Descrivendo l’odierna repulsione per nuovi materiali, egli identifica uno stato di disorientamento nella cognizione del tempo e dello spazio, causata dal nostro abitare immateriale nelle nuove tecnologie.Questo sentimento si incarna in opere che spesso si riferiscono, in tecniche e modi innovativi e originali, alla simultaneità e alla stratificazione che accadono nelle nostre esistenze virtuali sempre ‘connesse’.

Kneale, in un’intervista con i-D Magazine, definisce Internet come ‘un modo tutto suo di essere nel modo’. La sua pratica mira a investigare il ruolo dell’arte in questa nuova enigmatica dimensione. Paul Kneale è un artista che esplora le possibili manifestazioni fisiche del digitale. La sua opera riflette sulle implicazioni di algoritmi e informazioni in flusso. Benché queste possano sembrare entità astratte, esse costituiscono e danno forma al nostro ambiente domestico quotidiano.

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Kneale is interested in how the world is constantly translated into a digital language which simplifies, trivialises and depersonalises content and the people it addresses. The artist explores the way in which digital facets of our existence can be manifested and reimagined in the flesh of the physical object.

 


Paul Kneale
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