Ana Elisa Egreja

Canto da Poça, 2017

Oil on Canvas

Dimensions Variable


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Artwork
Description

In order to create this artwork, Ana Elisa Egreja adopted many guises. She posed as sentimental granddaughter, vandal, location scout, animal trainer, props manager and cinematic director, all before reassuming her official role as painter.

The reason behind such chameleonic activity lies in the fact that, despite its uncanny visage, Canto da Poça is a painting of a real space—a space meticulously staged by the artist. While many of Egreja’s ‘abandoned houses’ were produced by layering numerous images and objects in a ‘virtual collage’, the entire scene depicted here – along with the others from the Jacarezinho, 92 series – was realised, full-size and three-dimensional, in the decaying home of artist’s late grandparents. Egreja literally flooded the dining room; she filled the pool with frogs and aquatic flora; she studied the light, the various angles of observation, sketching, filming and photographing all the while to produce an image upon which to base her painting. The longer she spent in this preparatory stage, the more she came to reflect upon her memories of the house in its former state, and muse upon its existence in previous decades.

It is unsurprising, then, that a palpable air of nostalgia lingers around this painting in its final form. Canto da Poça is, at least partially, a comforting evocation of proverbial domesticity. Yet Egreja pairs this reassuring characteristic with an aura of unfamiliarity. In this painting, the homely interior is invaded by objects which are distinctly foreign to it—stagnant water, plants, and wild animals.

Perhaps this unsettling yet strangely seductive dichotomy is the inevitable result of the contradictory practices which produced Canto da Poça in the first place. Egreja’s process was, after one of materialising the make-believe, painstakingly cultivating wilderness and replicating depth on a lightly textured, two-dimensional plane.

About
the artist

Ana Elisa Egreja (1983,San Paolo) è un’artista brasiliana laureatasi presso la FAAP (Fundação Armando Alvares Penteado), San Paolo, nel 2015. L’artista vive e lavora a San Paolo.

Tra il 2014 e il 2017, l’artista ha esposto in numerose prestigiose mostre istituzionali in Brasile, in particolare alla ventesima edizione del Contemporary Arts festival ‘Videobrasil’ in San Paolo, e CAIXA Cultural (2017), al Centro Cultural dos Correios (2016), al Museo dos Correios in Brasilia (2015); e al Paço das Artes (2014).

Oggi i suoi lavori appartengono alla Franks-Suss Collection, a Londra, oltre a collezioni brasiliane,e al momento ha ricevuto tre premi MARP’s Acquisition Prize nel 2007 per ‘Sarp’ al Ribeirao Preto; MAM’s Acquisition Prize per la quindicesima edizione del Salao da Bahia nel 2008; e ultimo ma non meno importante nel 2009, the Incentive Prize consegnato da  Tomie Ohtake per Premio Energias na arte.

La pratica artistica di Ana Elisa Egreja gravita attorno la pittura e l’architettura.Il suo processo creativo è poetico e trasformativo: in passato era solita costruire inaspettate ambientazioni in differenti sincopati ambienti circostanti. Questi peculiari ambienti spaziano da spazi illusori e utopici a dipinti interiors di dimore abitate da fantasmi o luoghi inospitali. Ciascun “set” è cosparso da oggetti come se fossero indizi per noi che ci permettono di colmare i vuoti della storia.La narrazione implicita qui è seduttivamente strana: tracce sparpagliate ci inducono ad una ravvicinata ispezione del lavoro. C’è infatti un’enigmatica aurea nei suoi lavori, qualcosa di palpabilmente bizzarro, e già stranamente armonioso: un poetico umorismo in alcuni lavori, realtà frammentate, sottili giochi di luce in altri.

Con questa serie Jacarezinho, 92 - di cui cinque dipinti sono stati presentati da ARTUNER nella mostra Through the Looking Glass, l’artista fa un passo in più nello sfumare i limiti tra realtà e fantasia. Qui Egreja ha sostituito la casa dei suoi nonni, che stava velocemente diventando obsoleta ai suoi occhi: un largo ripostiglio per i suoi parenti per depositare oggetti non voluti. Il consequentemente strambo arredamento ha ispirato l’artista nel creare set fantastici, introducendo piante, animali, e strani oggetti nell’ambiente domestico. Ana Elisa Egreja ha operato come un creatore, regista, e  documentarista in modo da fabbricare e documentare le incredibili scene nate dalla sua immaginazione. Solo dopo che il processo di messa in scena e documentazione è stato terminato, Egreja ha iniziato a dipingere. Facendo affidamento alle fotografie e alle sue memorie, l’artista ricrea su tela le scene allestite, senza l’aiuto di tecniche di ricalco: infatti essi hanno la pace e la vividezza del sogno.

I lavori di Egreja percorrono la fine linea tra equilibrio e caos; prospettiva razionale e spontaneità. A volte incantevolmente calmi o misteriosamente privo di vita umana; e altre totalmente deliranti e kitsch, ogni lavoro incapsula un mondo e un’atmosfera a se stante. Come un mulinello, con un vortice di colore, caratteristicamente illusorio, quasi vertiginosamente. Infusi con un tocco di Op art, Brazilian flora, rococo e forse Matisse, i dipinti dimostrano anche eccezionalmente lo stile operativo dell’artista che è sia esuberante che perturbante, piuttosto criptico ma stranamente attraente.


Con la serie Jacarezinho, 92 – di cui cinque dipinti sono stati presentati da ARTUNER nella mostra Through the Looking Glass, l’artista fa un passo in più nello sfumare i limiti tra realtà e fantasia.


Ana Elisa Egreja
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