Pietro Consagra

China su Carta (Tredici immagini), 1966

India ink on paper

46 × 58.3 cm


Interested in purchasing this work?

Enquire

Additional Information

Artwork
Description

“The form is the result of a necessity: I set myself a programme and with this I had to come up against a form that was not foreseen and that was created gradually as I got deeper into the necessities, the hypothetical function of the building. A hypothetical building of a hypothetical city of a hypothetical society, but in which I believe. Believing for me means the desire to move in a given direction.”

Consagra’s work is not weighed down by a burdensome historical legacy. In his pursuit of this hypothetical ‘Frontal City’, associations with the grand tradition of metaphysical Romanticism recede to reveal a powerful abstraction, one that derives its strength from its intense conceptual tension. Its overlapping planes are neither smooth nor volumetric, the sculptures to establish a spiritual dialogue in the observer and a synchronic perception of the object itself.

About
the artist

Pietro Consagra ( n. 1920-m.2005) è nato a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti a Palermo prima di fondare nel 1947, a Roma, il Gruppo Forma I, un collettivo Marxista e formalista  che rifiutava il popolare astrattismo romantico e la distorsione comuni nell’epoca. Avendo esposto in varie gallerie italiane e partecipato alla Biennale di Venezia undici volte tra il 1950 e il 1993, Consagra ha goduto di fama internazionale, includendo mostre alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, al Centro Pompidou a Parigi e alla Tate Gallery di Londra.

Consagra è stato uno dei più celebri scultori italiani del dopoguerra il cui lavoro respinge la tradizionale tridimensionalità dalla scultura per abbracciare un modo molto più diretto di far dialogare arte e pubblico. Interessato sopratutto a liberare la scultura da ogni bagaglio storico ereditato, Consagra lavorò col bronzo e col ferro per creare sculture piatte e quasi bidimensionali. In questo modo, accantonò la normativa che instaura un centro autoritario, a favore di un più diretto ‘tete-a-tete’ tra il suo lavoro e l’osservatore. Per Consagra, l’ “ubicazione diventa significato”; i suoi lavori utilizzavano l’astrazione per mostrare il significato che altrimenti non si sarebbe mai rivelato. Dal 1952, avvia la serie ‘Colloqui’, una collezione di sculture in bronzo che sono caratterizzate dalla plasticità della loro sottile superficie: piani sovrapposti, spazi vuoti e strutture mutevoli destabilizzano ogni accenno di un punto di vista ‘convenzionale’.

Negli anni Sessanta, il colore diventa un elemento essenziale nella scultura di Consagra. La sua serie ‘Ferri Trasparenti’ ha visto nei lavori l’uso del monocromo rosa, viola, blu e rosso che affronta i problemi della prospettiva frontale diventando mobile, ruotandosi col tocco della mano. Fondamentalmente, i frammenti curvi e i colori ribelli dei lavori di Consagra sono la parte più vitale del suo rifiuto verso i canoni della scultura tradizionale. Usando le parole dell’artista: “L’arte è l’unico modo di tenersi sospettosi, suscettibili, nervosi,insofferenti, evasivi, entusiasti, equilibrati, squilibrati, attenti, aggressivi, pigri, fantasiosi,libidinosi, liberi, inafferrabili.” La tensione che compare da queste contraddizioni è ciò che rendi i lavori di Consagra  un potente strumento psicologico per entrare in contatto col pubblico.


 

In the words of the artist:Art is the only way to keep oneself suspicious, susceptible, nervous, intolerant, evasive, enthusiastic, balanced, unbalanced, attentive, aggressive, lazy, imaginative, libidinous, free, ungraspable.


Pietro Consagra
su Artuner