Rebecca Salter

EE23, 2004

mixed media on canvas

90 × 90 cm


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Artwork
Description

Rebecca Salter’s minimal abstractions have been greatly influenced by both the Hasegawa School of Painting and traditional Asian calligraphy, each of which in the West has often been considered to belong more to the decorative arts than the rarefied world of pure painting traditionally associated with Western abstraction. The English artist trained as a potter before spending six years in Kyoto where she became familiar with the techniques of and philosophies behind Japanese art; methods and attitudes she has since taken up in her delicate paintings.

In EE23, horizontal lines suffuse the canvas, creating a sense of depth and conferring the feeling of three-dimensionality to the work. The viewer’s attention is ensnared in Salter’s web, caught between the weft and the warp, fascinated by this quiet image which seems to frame a single place, a single action, a single moment.

This moment owes a lot to the Japanese concept of ‘ma’, the single entity incorporating culture, space and time. Yet EE23’s temporality also relates to Western Minimalism, and the meditational quality of Agnes Martin’s vast and orderly canvases comes to mind. The expansive horizontality of Martin’s Happy Holiday seems to condense the vastness of space and time into a momentary exchange between painting and viewer. Rebecca Salter, using Japanese lines and paper-based techniques, reproduces on canvas the horizontality that frames space and time, both for the Eastern and the Western tradition.

About
the artist

Rebecca Salter (Inglese,1955) è stata eletta Royal Academician nel 2014 e Keeper of the Royal Academy Schools nel 2017. L’artista vive e lavora a Londra.

Nel 1970, dopo essersi laureata presso il Politecnico di Bristol come ceramista, Salter si trasferì in Giappone per studiare alla Città Universitaria delle Arti di Kyoto. Lì, lontana da casa, Salter faticò ad integrarsi con gli altri studenti e il resto della comunità artistica: doveva prima di tutto superare barriere linguistiche e culturali. Restò in quel paese per sei anni, mettendo in discussione sé stessa, la sua pratica e la storia dell’arte occidentale prima che decidesse fosse ora di ritornare in patria in Inghilterra.

Il risultato di tale avventura di (ri)scoperta consiste nelle sue incredibilmente belle e distintive opere astratte su tela e carta.Trovandosi all’intersezione tra la tradizione occidentale e la tradizione giapponese, la sua pratica artistica cerca di superare il vuoto tra le due fondamentalmente differenti concezioni dell’arte. Nei suoi disegni e dipinti, Salter applica nozioni di tracciare segni (mark-making), che tradizionalmente appartengono alla calligrafia; la distinzione tra il davanti e il retro della tela scompare, dal momento che l’artista si concentra sul creare un oggetto esistente nello spazio, piuttosto che una superficie dipinta, l’artista rivisita la  grande tradizione Romantica della pittura del paesaggio e del tempo, attraverso l’uso della linea, piuttosto che del colore.

I lavori di Salter sono estremamente dettagliate astrazioni minimaliste, particolare enfasi è data all’interazione tra il segnato e il non segnato spazio sulla tela. La presenza di spazio bianco rappresenta un tratto critico nel lavoro di Salter e rivela la relazione che l’artista ha con quel che riguarda la Scuola di pittura di Hasegawa. Salter cita spesso Pine Trees di Hasegawa come un lavoro estremamente importante per la sua propria pratica artistica.La stratificazione di toni neutrali spesso pervade la tela con una qualità eterea, i colori attenuati offrono un tranquilla, ma stupefacente risposta alla natura. Frequentemente, l’uso di piani verticali e orizzontali struttura l’opera: invitando a trarre dalle astrazioni un senso del paesaggio e di profondità.

I suoi lavori possono essere visti come ossessivi, meditativi, delicati o potenti, ma alla fine sono tutti ammalianti.

Salter ha anche avuto parecchie commissioni architettoniche, che includono sia il  Guy’s Hospital sia il St George’s Hospital. E’ stata un artista in residenza a Lofoten in Norvegia e presso la Josef and Anni Albers Foundation, in Connecticut. Nel 2011, Salter ha avuto una significativa retrospettiva presso il Yale Center for British Art: into the light of things 1981-2010.

 


Salter’s works are heavily detailed minimal abstractions, particular emphasis is given to the interplay between marked and unmarked space on the canvas. The layering of neutral tones often suffuses the work with an ethereal quality, the muted colours offering a tranquil, yet spellbinding, response to nature.


Rebecca Salter
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