Paul Kneale

Event Horizon, 2015

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Artwork
Description

Paul Kneale’s interest in the crossing, typical of our times, between rubbish and advanced technology, is evident in his latest series of sculptures, ‘Event Horizon’. Primarily composed of galvanized steel trash cans and hovering argon encased glass components, the sculptures came to the artist as an apparition while on Miami beach.

The ‘Event Horizon’ sculptures are part of a broader research project where Kneale represents cosmic truths or metaphysical questions through cheap, everyday objects. Specifically, the event horizon is the boundary of a black hole, characterized by a light halo. The most interesting phenomenon related to it is that an object approaching it will be seen, by an outside observer, slowing down infinitely without ever entering it. While the approaching object will be drawn to the region without escape, such optical illusion happens precisely as the gravitational field is so strong that no light can be reflected from within the hole.

The scale of the sculptures, and the fact that they emanate their own light, confers a meditative sense of spirituality to them: as if one were contemplating the materialisation of a metaphysical question. This is enhanced by the choice of employing argon and un-pigmented glass to create the halos, allowing the viewer to observe the movement of the gas within the glass tube, which makes them look almost alive.

“Into the trash, out of vision. The universe is an omnivore orifice”, Paul Kneale says. Event Horizon raises important questions about consumerism, interrogating our attitude towards globally accessible knowledge.

About
the artist

Nato in Canada nel 1986, Paul Kneale a ricevuto il suo MFA dalla Slade School of Fine Art (Londra) nel 2011 e dall’inizio del 2015 collabora a stretto contatto con ARTUNER.

I lavori di Kneale sono stati inclusi nella mostra Peindre la Nuit al Centre Pompidou Metz (Ottobre 2018). Alcuni dei suoi ultimi scanner paintings sono stati recentemente in mostra in occasione della mostra Contemporary Photography Forum al Boca Raton Museum (Florida, USA). Negli ultimi anni, i suoi lavori sono stati presentati alla Moscow International Biennale for Young Art, presso  Rubell Family Collection e nei prestigiosi Thetis Giardini nell’Arsenale Novissimo (Venezia), in un group show durante La Biennale di Venezia 57°. L’artista vive e lavora a  Toronto.

Kneale è interessato da come il mondo sia costantemente tradotto in un linguaggio digitale che semplifica, banalizza e de-personalizza I contenuti e le persone a cui si rivolge. L’artista esplora il modo in cui gli aspetti digitali della nostra esistenza possono manifestarsi ed essere re-immaginati nel corpo di un oggetto fisico.

L' artista ha manipolato scanner economici per generare un modo unico di dipingere. Invece di catturare un’immagine, lo scanner crea un’impressione della luce dell’ambiente all’interno dello studio dell’artista, mantenendo la traccia visiva astratta dell’atmosfera attorno alla macchina. Il processo è integrale alle sue nuove opere: gli ‘scanner painting’ sono formati da impressioni uniche e da multipli strati e striature spesso formati dal connubio fra fogli trasparenti e i colori risultanti dalle varie condizioni di luce nello studio.

Il contrasto fra tecnologie e i loro prodotti seriali risulta in quel che Kneale definisce come il ‘nuovo abietto’. In risposta al testo del 1980 di Julia Kristeva ‘Powers of Horror: An Essay on Abjection’, l’artista identifica un ‘nuovo abietto’ per la tecnologia d’informazione.

Descrivendo l’odierna repulsione per nuovi materiali, egli identifica uno stato di disorientamento nella cognizione del tempo e dello spazio, causata dal nostro abitare immateriale nelle nuove tecnologie.Questo sentimento si incarna in opere che spesso si riferiscono, in tecniche e modi innovativi e originali, alla simultaneità e alla stratificazione che accadono nelle nostre esistenze virtuali sempre ‘connesse’.

Kneale, in un’intervista con i-D Magazine, definisce Internet come ‘un modo tutto suo di essere nel modo’. La sua pratica mira a investigare il ruolo dell’arte in questa nuova enigmatica dimensione. Paul Kneale è un artista che esplora le possibili manifestazioni fisiche del digitale. La sua opera riflette sulle implicazioni di algoritmi e informazioni in flusso. Benché queste possano sembrare entità astratte, esse costituiscono e danno forma al nostro ambiente domestico quotidiano.

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Kneale is interested in how the world is constantly translated into a digital language which simplifies, trivialises and depersonalises content and the people it addresses. The artist explores the way in which digital facets of our existence can be manifested and reimagined in the flesh of the physical object.

 


Paul Kneale
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