Pietro Consagra

Inventario n. 2. Anello Ottone, 1967

Brass

Dimensions Variable

Edition size: 3


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Artwork
Description

Though its title may describe a “brass ring”, Consagra’s work is not in fact a smooth and circular shape which the viewer might envisage at that title, but rather, this metal object appears to be scallop-edged. Yet again in his characteristic style, Consagra’s ring is a two-dimensional take on sculptural practice, opening up the dialogue between spectator and spectacle.

The relatively sparse ratio of material-to-space in this wall-mounted sculpture highlights the artist’s emphasis on the environment as an element of his work. Space has remained a key tenet of Consagra’s practice as he viewed it not as an indefinite and abstract entity but rather as a real element that can be expressed through geometric allegory. The tension between object and space is one which is antithetical, highlighting how Consagra’s work evolved as a historical conception in reaction to issues with traditional sculpture.

Thus, Consagra here highlights space by forcing it to imprint itself upon the spastic screen, making it not an abstraction, but rather the irreducible dimension of human lived experience, as something which the viewer senses with their entire being.

About
the artist

Pietro Consagra ( n. 1920-m.2005) è nato a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti a Palermo prima di fondare nel 1947, a Roma, il Gruppo Forma I, un collettivo Marxista e formalista  che rifiutava il popolare astrattismo romantico e la distorsione comuni nell’epoca. Avendo esposto in varie gallerie italiane e partecipato alla Biennale di Venezia undici volte tra il 1950 e il 1993, Consagra ha goduto di fama internazionale, includendo mostre alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, al Centro Pompidou a Parigi e alla Tate Gallery di Londra.

Consagra è stato uno dei più celebri scultori italiani del dopoguerra il cui lavoro respinge la tradizionale tridimensionalità dalla scultura per abbracciare un modo molto più diretto di far dialogare arte e pubblico. Interessato sopratutto a liberare la scultura da ogni bagaglio storico ereditato, Consagra lavorò col bronzo e col ferro per creare sculture piatte e quasi bidimensionali. In questo modo, accantonò la normativa che instaura un centro autoritario, a favore di un più diretto ‘tete-a-tete’ tra il suo lavoro e l’osservatore. Per Consagra, l’ “ubicazione diventa significato”; i suoi lavori utilizzavano l’astrazione per mostrare il significato che altrimenti non si sarebbe mai rivelato. Dal 1952, avvia la serie ‘Colloqui’, una collezione di sculture in bronzo che sono caratterizzate dalla plasticità della loro sottile superficie: piani sovrapposti, spazi vuoti e strutture mutevoli destabilizzano ogni accenno di un punto di vista ‘convenzionale’.

Negli anni Sessanta, il colore diventa un elemento essenziale nella scultura di Consagra. La sua serie ‘Ferri Trasparenti’ ha visto nei lavori l’uso del monocromo rosa, viola, blu e rosso che affronta i problemi della prospettiva frontale diventando mobile, ruotandosi col tocco della mano. Fondamentalmente, i frammenti curvi e i colori ribelli dei lavori di Consagra sono la parte più vitale del suo rifiuto verso i canoni della scultura tradizionale. Usando le parole dell’artista: “L’arte è l’unico modo di tenersi sospettosi, suscettibili, nervosi,insofferenti, evasivi, entusiasti, equilibrati, squilibrati, attenti, aggressivi, pigri, fantasiosi,libidinosi, liberi, inafferrabili.” La tensione che compare da queste contraddizioni è ciò che rendi i lavori di Consagra  un potente strumento psicologico per entrare in contatto col pubblico.


 

In the words of the artist:Art is the only way to keep oneself suspicious, susceptible, nervous, intolerant, evasive, enthusiastic, balanced, unbalanced, attentive, aggressive, lazy, imaginative, libidinous, free, ungraspable.


Pietro Consagra
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