Josh Kline

Nine to Five, 2015

3D-printed sculptures in plaster, ink-jet ink and cyanoacrylate; janitor cart, LED lights

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Additional Information

photo credit: def image, Berlin

Artwork
Description

Kline’s assemblage takes the form of a janitor cart with a series of objects methodically laid out on it and illuminated by LED lights. The objects arranged on the blue trays of the janitor cart are a peculiar assortment of cleaning products and body parts. Kline has literally deconstructed the janitor- a severed head gazes expressionlessly forward, a detached foot wearing a sock and a plimsoll is positioned upright like a real foot and a severed hand still grips the handle of a disinfectant spray. Sponges are laid out in neat rows like tiles and brushes and bottles are carefully organised. The LED lights give the objects a, clinical, anaemically pale glow reminiscent of hospital corridors and sterile spaces.

The severed body parts, which are created in plaster using 3D printing technology, offer a disquieting commentary on capitalism and class in contemporary America. The janitor’s cart supports the elements of the janitor’s body as it propped up the janitor’s livelihood. The severed head is duplicated, with one version of it printed over with the label from a cleaning product. The janitor and his work are thus amalgamated, with the distinctions between the human and his labour disappearing. Kline shows there to be a loss of identity in capitalist society, where the worker becomes their work. This is epitomised by the hand that still clutches the bottle of disinfectant: his body has become physically grafted to the paraphernalia of capitalism. The artist thus guides the viewer too to the issue of class: by fusing the man’s body with the cleaning products he uses, Kline critiques society’s throwaway attitude to not only the products, but also to the working classes employed in cleaning.

Created in 2014 the artwork coincided with the uproar surrounding the inadequate training of airport janitors to deal with the Ebola crisis, an event which drew attention to the socioeconomic instability of the working-class American janitor.

About
the artist

Josh Kline (1979) nato a Filadelfia,  vive e lavora a New York come curatore, collaboratore e artista.

Josh Kline allinea la sua prassi artistica  alla filosofia del post-umanesimo. Abbracciando una grande varietà di media, con un focus specifico sull’innovazione tecnologica.  la sua arte risulta avere una sensibilità rivolta all’ ergonomica. È centrale nella sua ricerca l’abilità umana di funzionare efficientemente entro il proprio ambiente lavorativo, con un’esistenza fisica mortificata,  a favore di una espressione digitale della personalità.

Il cuore pulsante della sua opera si rintraccia nell’umana ossessione per un futuro indefinito e per l’ossessivo desiderio di progettare un’esistenza immaginaria. E’ antonomasticamente una fantascienza che esiste come manifestazione di un’ossessione contemporanea rivolta al progresso . È la dichiarazione di un’arte che ha la capacità di esistere al confine  fra il progresso scientifico e il pericolo potenziale che l’uomo si spogli della propria umanità per meglio aderire a una società tecnocratica. Kline vi oppone la spesso contraddittoria convinzione che il progresso tecnologico non sia necessariamente positivo. Sembra che via sia una mercificazione dell’individuo, costretto  a funzionare come fosse un robot, dopato da bevande caffeinizzate, droghe e altri espedienti.

Nel suo lavoro la produttività umana è incrementata a scapito dell’umanità stessa. Il progresso tecnologico viene ad acquisire implicazioni sociali oltre che le proprie e crea una società che incoraggia  la produzione di confort i quali non rappresentano una beneficio per la collettività. Questa è un’interessante dualità presente nel lavoro di Kline, ossia come un principio squisitamente teorico possa aver fondamento nel mondo concreto in cui vive.

C’è la tendenza a insistere attorno all’intellettualismo artistico e ignorare la sua pertinenza storica. Di conseguenza, il suo lavoro apre un dibattito che prescinde dal discorso artistico, contestualizzando le sue opere nel presente, tutto questo si riflette sulla sua pratica curatoriale. Fondamentale nella comprensione della sua opera, intesa come una formulazione della teoria post-umanista,  è il tentativo di fuga dal passato. La sua opera si snoda attorno all’esteso punto d’incontro fra la sterilità sinestetica del progresso tecnologico e  la primordiale esistenza fisica umana.È l’espressione dell’ossessione contemporanea per la riproduzione dei mass-media e per l’importanza della digitalizzazione.

Quest’idea è meglio rappresentata dal contrasto presente nelle sue opere, come ad esempio Living Wages, che include colture batteriche in continua riproduzione e le sue sculture, come Ready to Wear  che sono riprodotte piuttosto facilmente mediante tecniche di stampa 3D. Questi due elementi contrastanti rappresentano davvero una reale paura umana, rappresentata dal principio di fissione batterica. Queste sculture viventi possono riprodursi sino a quando vi sono favorevoli fattori di crescita, quando questi diminuiscono anche i batteri si dissipano. Questo è un’ ammonizione rivolto alla riproduzione industriale di tecnologie che consumano grandi quantità di risorse umane e inorganiche. Se questo meccanismo non è attentamente monitorato e gestito, potrebbe potenzialmente dare luogo ad una teleologia apocalittica. In questo modo, il lavoro di Kline affronta il titano tecnologico come fosse un’entità responsabile dell’estinzione dell’umanesimo esistenzialista.


There is an interesting duality in Kline’s work, as the strongly theoretical foundation marries itself to the concrete world it inhabits. There is a tendency to circumnavigate artistic intellectualism and to ignore its inherent historicity. As a result his oeuvre opens a discussion which transcends the art industry, contextualising the works in terms of the present, and this is reflected in his curatorial practice.

This idea is best noted in the contrast between his works, such as Living Wages  that features bacterial cultures continually reproducing, and his sculptures, such as  Ready to Wear, that are so easily reproduced by 3D printing techniques. These two contrasting elements represent a real human fear, embodied within the principle of bacterial fission. These living sculptures can only reproduce to the point that there are available growth factors; once these diminish the bacteria also dissipates.


Josh Kline
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