Paul Kneale

Non-Event Horizon, 2016

aluminum trash can, transformer, Uncoated argon light, wheels, wood

60 × 50 × 50 cm


Interested in purchasing this work?

Enquire

Additional Information

Artwork
Description

Paul Kneale’s employment of everyday objects to discuss cosmic truths or metaphysical questions is evident in his piece ‘Non-Event Horizon.’ A continuation of a series, ‘Event Horizon’ that he started in 2015, this work extends the visual metaphor of the trashcan to comment upon the transition of commercial goods from consumer possession to landfill.

Operating as a type of Möbius strip, the work creates the impossible image of a glowing halo suspended above the rubbish bin. Filled with various noble gasses, like Argon and Helium, the unpainted glass tubes vibrate with the neon blue power of 90000 volts of electricity. Perfectly matching the curvature of the rim, the phosphorescent glow of the tubes draws attention to the liminal role of the garbage can in consumer society. Indeed, within it objects remain betwixt and between purchase and landfill; though removed from reality, they await final erasure.

Like the Charon of consumer society, the trashcan works as a visual metaphor for not only the tactile objects in society, but also the intangible. Items on a computer, for example, where documents, photographs and files are moved from the hard drive into the rubbish bin icon and await permanent elimination. The limbo space, between reality and indeterminate nothingness, that objects occupy whilst in the garbage can is indicated in the work’s title: a unification of the technical name for the edge of a black hole and the colloquial term referring to a highly anticipated occurrence that doesn’t meet expectations. “A bad party and the mysteries of the universe come together”.

About
the artist

Nato in Canada nel 1986, Paul Kneale a ricevuto il suo MFA dalla Slade School of Fine Art (Londra) nel 2011 e dall’inizio del 2015 collabora a stretto contatto con ARTUNER.

I lavori di Kneale sono stati inclusi nella mostra Peindre la Nuit al Centre Pompidou Metz (Ottobre 2018). Alcuni dei suoi ultimi scanner paintings sono stati recentemente in mostra in occasione della mostra Contemporary Photography Forum al Boca Raton Museum (Florida, USA). Negli ultimi anni, i suoi lavori sono stati presentati alla Moscow International Biennale for Young Art, presso  Rubell Family Collection e nei prestigiosi Thetis Giardini nell’Arsenale Novissimo (Venezia), in un group show durante La Biennale di Venezia 57°. L’artista vive e lavora a  Toronto.

Kneale è interessato da come il mondo sia costantemente tradotto in un linguaggio digitale che semplifica, banalizza e de-personalizza I contenuti e le persone a cui si rivolge. L’artista esplora il modo in cui gli aspetti digitali della nostra esistenza possono manifestarsi ed essere re-immaginati nel corpo di un oggetto fisico.

L' artista ha manipolato scanner economici per generare un modo unico di dipingere. Invece di catturare un’immagine, lo scanner crea un’impressione della luce dell’ambiente all’interno dello studio dell’artista, mantenendo la traccia visiva astratta dell’atmosfera attorno alla macchina. Il processo è integrale alle sue nuove opere: gli ‘scanner painting’ sono formati da impressioni uniche e da multipli strati e striature spesso formati dal connubio fra fogli trasparenti e i colori risultanti dalle varie condizioni di luce nello studio.

Il contrasto fra tecnologie e i loro prodotti seriali risulta in quel che Kneale definisce come il ‘nuovo abietto’. In risposta al testo del 1980 di Julia Kristeva ‘Powers of Horror: An Essay on Abjection’, l’artista identifica un ‘nuovo abietto’ per la tecnologia d’informazione.

Descrivendo l’odierna repulsione per nuovi materiali, egli identifica uno stato di disorientamento nella cognizione del tempo e dello spazio, causata dal nostro abitare immateriale nelle nuove tecnologie.Questo sentimento si incarna in opere che spesso si riferiscono, in tecniche e modi innovativi e originali, alla simultaneità e alla stratificazione che accadono nelle nostre esistenze virtuali sempre ‘connesse’.

Kneale, in un’intervista con i-D Magazine, definisce Internet come ‘un modo tutto suo di essere nel modo’. La sua pratica mira a investigare il ruolo dell’arte in questa nuova enigmatica dimensione. Paul Kneale è un artista che esplora le possibili manifestazioni fisiche del digitale. La sua opera riflette sulle implicazioni di algoritmi e informazioni in flusso. Benché queste possano sembrare entità astratte, esse costituiscono e danno forma al nostro ambiente domestico quotidiano.

Per seguire Paul Kneale e ricevere esclusive updates, premere qui.


Kneale is interested in how the world is constantly translated into a digital language which simplifies, trivialises and depersonalises content and the people it addresses. The artist explores the way in which digital facets of our existence can be manifested and reimagined in the flesh of the physical object.

 


Paul Kneale
su Artuner