Frank Stella

Study for Princess of Wales Theater, Toronto, IV, 1992

pixel painting

342.9 × 487.7 cm


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Additional Information

photo credit: def image, Berlin

Artwork
Description

Study for Princess of Wales Theater, Toronto, IV is a pixel painting created during Frank Stella’s preparatory work for his Princess of Wales Theater murals. Construction of the Princess of Wales Theater began in 1991 and it was eventually opened to the public in 1993. The theatre is privately owned and was built by Ed and David Mirvish, the former an important Canadian businessman and theatrical impresario and the latter his son, an art collector and theatre producer. It has now become one of the most important theatres in Toronto. After public outcry the theatre was recently saved from planned demolition to accommodate a new multi-purpose complex designed by David Mirvish and Frank Gehry, and will be amalgamated into the final design.

To imbue the new theatre with a modern aesthetic the American artist Frank Stella was commissioned to create an enormous mural installation that would run throughout the building. This study for the final mural dates back to 1992 when construction was well under way and showcases the patterned aesthetic Stella gave to the theatre. The final work, believed to be one of the largest mural installations created in the modern era, spans over 10,000 square feet. The murals themselves are relief sculptures, which the artist describes as three-dimensional paintings and are made from aluminium, plastic and wood, with elements of fibreglass and carbon fibre added.

This study reveals the process of Stella’s creation as he developed his plans for the project. The artist used computer technology to generate the murals, as can be seen in the aqueous, flowing shapes on the dome of the theatre which were created by photo-plotting cigar smoke rings.

Study for Princess of Wales Theater, Toronto, IV shows the influence of Kandinsky in the spontaneity and dynamism of his composition, which recall Kandinsky’s renowned ‘improvisations’. The pixel painting bursts with colour and spiked, explosive forms jostle for space with abstract pink arcs. The 1990s was a period of increased productivity for Stella and he became involved with various public art projects, enabling the artist to use his characteristic large scale and fullness of colour to great effect.

This particular pixel painting was featured in the exhibition ‘Frank Stella- New Works’ in the old tram depot in Jena, central Germany during the winter of 2011 and formed part of a traveling exhibition that showed in Tuttlingen, Germany at the Galerie der Stadt Tuttlingen throughout the summer of 2011 before travelling to Jena in October.

About
the artist

Frank Stella (1936) è nato a Malden, Massachusetts. Vive a New York, dove si è trasferito nel 1958, dopo essersi laureato in storia alla Princeton University. La sua carriera artistica è costellata di risultati accademici, tra cui le lauree ad honorem ricevute dalla Princeton University, dal Dartmouth College e dalla Brandeis University in Massachusetts. Nel 2009, il presidente Barack Obama lo ha insignito della National Medal of Arts a Washington D.C.

Importante esponente della corrente del minimalismo e dell'astrazione post-pittorica, la carriera di Frank Stella si estende su più di cinque decenni. La sua famosa massima del 1964, che recita <<ciò che vedi è ciò che si vede>>, lo ha spinto verso scelte minimali nella sua produzione artistica. Il quadro deve concentrarsi solo sugli elementi base — colore, composizione e forma — non sulla rappresentazione.

All’inizio Stella è influenzato dagli espressionisti astratti semplicemente per il suo essere contrario al loro lavoro e ai loro ideali (definisce Kline e Pollock particolarmente provocatori). A poco a poco, egli si rivela attratto dalle superfici piatte di Barnett Newman e Jasper Johns, due artisti che hanno funto da ovvi catalizzatori per Black Paintings di Stella (1958-60). Prima dei venticinque anni, il suo lavoro è già riconosciuto e molti dei suoi dipinti sono esposti al MoMA nel 1960 in occasione della mostra Sixteen Americans. La sua semplice e lineare condotta artistica si ripercuote nella sua tecnica. Il dipinto appare infatti come una superficie coperta da colore, non una rappresentazione di qualcos'altro.

In continua evoluzione verso nuovi territori, Stella ha continuato a esplorare, svolgendo un periodo di residenza nel 1982 presso l’American Academy di Roma, che lo ha visto immerso nella drammatica eredità lasciata da Rubens, Velázquez e Caravaggio. E' stato proprio il maestro del Barocco italiano ad aver avuto forse più influenza sul periodo successivo della ricerca di Stella, divenendo persino punto focale dell’omonima opera letteraria di Stella del 1986, Caravaggio. L’idealistico punto cruciale dell'ambiziosa serie di 135 lavori Moby Dick è dato dal fatto che Stella è davvero un montage artist. Eppure, quando egli ha iniziato a produrre pezzi orientati ad una maggiore unità e totalità, e per fare ciò si è servito di piani multilpli, è arrivato alla conclusion che anche i vecchi maestri erano artisti che realizzavo mediante stratificazione.

Servendosi delle tecniche della pittura europea, Stella conferma il suo costante desiderio di creare uno spazio pittorico, mobile e tridimensionale. Tuttavia, esso si configura solo come un'illusione, in quanto non si tratta dello spazio effettivo che lo spettatore abita. Pur rimanendo non figurativo, l'ambiente di grande effetto che si genera attraverso la composizione e il colore è altamente narrativo. E’ questo racconto astratto costruito con cura che ha attratto e continua ad attrarre generazioni di spettatori.

Stella ha prodotto più di 55 serie fino ad oggi, ciascuna di circa 50 pezzi, per un totale di 3.000 opere d'arte in tutto. Michael Auping ha realizzato tale stima mentre rifletteva sulla retrospettiva dell’artista tenutasi al Whitney Museum nel 2015. <<Frank guarda sempre oltre>> egli afferma. <<Ama il Black Paintings, ma lo ha superato. Continuo a dire, Frank è come i Rolling Stones che durante un loro concerto non si esibiscono in Satisfaction. E’ qualcosa che non puoi fare>>.


A major proponent in the fields of minimalism and post-painterly abstraction, the career of Frank Stella spans more than five decades. His famous 1964 maxim, “what you see is what you see” had led to a concise direction during artistic production; the picture must focus only on the basic elements of colour, composition and shape and not on what it represents.

He has produced more than 55 series to date, each with approximately 50 pieces, totalling around 3,000 artworks. Michael Auping took this into account when considering the artist’s retrospective at the Whitney Museum of American Art in 2015. “Frank is always looking forward,” he says. “He loves the ‘Black Paintings,’ but he’s over it. I keep saying, ‘Frank, it’s like the Rolling Stones having a concert and not playing ‘Satisfaction’. You can’t do that.’ ”


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