Serena Vestrucci

Trucco, 2018

Eyeshadow on canvas 5 days

80 × 60 cm


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Artwork
Description

Nebulae in space: far, mysterious, illusive. Vivid, yet blended oranges suffuse the forefront of the canvas, while lilac and green suggest traces of galactic substances. This mesmerising and oniric landscape echoes an intergalactic dimension, which lures one’s eyes to get closer, exploring the unknown space created on canvas.

The work belongs to an ongoing series of eyeshadows on canvas,  titled Trucco (2017), and featured in the ARTUNER exhibition “Memories Arrested in Space”. The italian word ‘trucco’ means both makeup and magic trick, producing an intriguing ambiguity. To create this series, started almost by chance in some friends’ kitchen, when out of necessity the artist used her own eyeshadow palette to paint a over a tea towel, Vestrucci deliberately employs the best sellers of the most famous makeup brands, further blurring the boundaries between the intimate space of feminine self-care, the formerly unchallenged macho connotations of abstract painting, and advertising. Unresolved questions and doubts open up the discussion about the work, playfully engaging the viewer with its  ambiguous, mysterious intrinsic nature: like a nebula in outer space.

About
the artist

Serena Vestrucci è nata a Milano, nel 1986. Si è laureata presso l’Accademia di Belle Arti di Brera; dopo un lungo soggiorno a Berlino, decide di ritornare in Italia e frequentare l'Università IUAV di Venezia, laureandovisi nel 2013.

Sin dal 2010, Vestrucci ha ottenuto residenze in Italia, Belgio e Serbia, ed ha esposto il suo lavoro internazionalmente e nazionalmente in musei e fondazioni quali l'Istituto Italiano di Cultura (New York), la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino), Palazzo Reale (Milano), FRISE Künstlerhaus (Amburgo), la Fondazione Bevilacqua La Masa (Venezia), la Galleria d’Arte Moderna (Milano), la Galleria d'Arte Moderna (Verona) e il Museo Archeologico Antonio Salinas (Palermo). Nel 2017 ha vinto la diciottesima edizione del Premio Cairo ed è stata selezionata dal Comune di Milano per la realizzazione di un’opera pubblica permanente del nuovo distretto CityLife. L’artista vive e lavora in Italia.

Serena Vestrucci opera attraverso un largo range di media, dalla pittura alla scultura e al video. L’artista lascia che il processo guidi il suo lavoro, esplorando visivamente i limiti e le regole di ciascun medium, permettendosi scoperte per caso e utilizzando accidente e sorte. I suoi lavori sono fortemente influenzati dai materiali utilizzati: pennarelli, fogli colorati, cartoncino, legno, fazzoletti o, come nel caso dei lavori qui presentati, cosmetici - oggetti ordinari e di ogni giorno. Intraprendendo un esitante processo creativo pieno di incertezze, scivolate ed intervalli, sia tecnici che concettuali, Vestrucci modifica e rielabora i materiali. L’artista conferisce loro nuove forme, dando nuove sfaccettature all’ordinario: producendo un nuovo ordine, un nuovo modo di vedere. Vestrucci descrive la sua pratica come “tradire l’ordinario”, amplificando e sovvertendo i materiali, i suoi risultati li riadattano in una stra-ordinaria forma. Come dice l’artista, proprio come i coriandoli “per farli funzionare devi mandare tutto all'aria”.

L’attitudine della Vestrucci per giochi di parole visivi e verbali può chiaramente essere vista nella serie “Trucco” (2014) una serie di dipinti ancora in corso, presentata da ARTUNER nella mostra “Memories arrested in space”. La serie presenta astratti ed eterei paesaggi celesti, realizzati con ombretti applicati su tela. La parola trucco assume il doppio significato di “trucco di magia” e “cosmetico”, e la serie si diletta in questa ambiguità. Le tele sono “truccate”, letteralmente dai cosmetici che pervadono le superfici, e metaforicamente dal momento che paesaggi illusori vengono riprodotti, dando come risultato un’illusione pittorica. In questo ironico gioco il ruolo della tela come supporto del dipinto viene sovvertito: l’uso del trucco, che è spesso usato per evidenziare aree del volto umano, compie un trucco artistico trasformando la tela in un soggetto visibile, piuttosto che supporto del processo pittorico. L’ordine è invertito, l’ordinario è stato tradito.

Serena Vestrucci costantemente si rivolge al suo visitatore, invitandolo/a a guardare differentemente, a riconsiderare la sorte e i sistemi che governano le nostre vite; ma fondamentalmente l’artista desidera che, rifacendosi alla tradizione romantica, noi otteniamo uno stra-ordinario rapporto e conoscenza del mondo attraverso l’opera d’arte. Con le sue parole: “Quando osservo un’opera cerco di rendere più complessa la mia relazione con il mondo. È un rapporto di coppia, è il momento in cui posiamo gli occhi sul mondo attratti dal desiderio di conoscerlo, di entrare in relazione con esso. Nel fare questo non voglio dire che necessariamente sia importante commuoversi ma, a un certo punto, non è più questione di spiegazione, di didascalia, di parola. C’è qualcosa che devi sentire. O lo senti, o non lo senti. O c’è, o non c’è.”


Quando osservo un’opera cerco di rendere più complessa la mia relazione con il mondo. È un rapporto di coppia, è il momento in cui posiamo gli occhi sul mondo attratti dal desiderio di conoscerlo, di entrare in relazione con esso. – Serena Vestrucci


Serena Vestrucci
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